​CALL FOR PAPERS

La call nasce dalla costatazione dell’importanza del geniale lavoro di Robert Venturi che vuole essere riproiettato nell’attuale dibattito culturale estendendolo alla scala del paesaggio e ponendolo in connessione con le questioni della rappresentazione. Il paesaggio, inteso come processo culturale e specchio dell’identità sociale di un luogo, sempre con più chiarezza svela la sua connaturale struttura relazionale. Il legame fra segni e significati, la dialettica fra natura e artificio, il rapporto fra narrazione e ideazione, sono solo sezioni di una totalità di nessi che esplicano quel rapporto che il paesaggio ha con l’ambiente e il territorio, tre ambiti che possono essere associati alla triade vitruviana portando "inevitabilmente alla complessità e contraddizione". In tale contesto la rappresentazione si pone come strumento interpretativo e come luogo dei modelli. Nella definizione, selezione, astrazione ed evocazione insite del disegno, il paesaggio trova esemplificazioni che ne esaltano una narrazione pittoresca implicitamente foriera di riduttivismi, fraintendimenti e banalizzazioni. Ma la stessa rappresentazione nasconde a volte, nei suoi diversi livelli di lettura, una ben più ricca interpretazione, velata a chi non entra nel suo percorso, una nuova dimensione che si relaziona con il reale giustapponendo ulteriori livelli di complessità e contraddizione, rafforzando ancora la logica della "sovradiacenza" per cui "Il più non vale di meno" (more is not less). In questo dinamismo, i processi rappresentativi si attestano però come strumenti e processi anche culturali centrali per comprendere i nostri luoghi e quindi per ridisegnarne la sostenibilità.

Note le implicazioni fra mezzo e messaggio, il volume si pone l’ambizione di rileggere le sfide contemporanee già aperte dal grande teorico in funzione delle esperienze di ricerca e dei connessi percorsi di innovazione insiti nell’ampio campo d’applicazione del disegno. Dall’Italia, luogo che ha fatto scaturire al grande maestro americano intuizioni e suggestioni, si vogliono rilanciare quei temi anticipati, a quella “dimensione e scala” che sin da allora cresceva “aggiungendo difficoltà” alla ricchezza già presente nella scala architettonica e tanto più ampia. L’obiettivo della pubblicazione è fare emergere la sintesi transdisciplinare di un approccio al tema necessariamente interdisciplinare, finalizzato alla creazione di nuovi modelli capaci di rappresentare la complessità di una realtà anche contraddittoria e per ridefinire la centralità della dimensione dell’uomo. Rilevare, analizzare, rappresentare, progettare, restaurare, raccontare il paesaggio significa entrare nella rete di relazioni immateriali che ne sostanzia l'essenza. Con tali aperture e coordinate, la call vuole raccogliere le molteplici esperienze, sviluppate in aree geografiche differenti, che, nella propria specificità disciplinare, entrino in connessione con il ruolo della rappresentazione. Gli studi possono riportare le disamine sui luoghi così come sull’interpretazione definita dal disegno. Le ricerche sul paesaggio, che includono la scala locale come l’internazionale, possono riguardare "verticalmente" i grandi temi paradigmatici nelle loro complessità e contraddizioni ma anche "orizzontalmente" temi minori volti a narrare quel carattere inclusivo del paesaggio, vitale e comunque paradossalmente carico di una sua qualità anche in quanto “ibrido, compromesso, distorto, ambiguo, noioso, convenzionale, accomodante, ridondante, rudimentale, inconsistente, equivoco". Le complessità e contraddizioni nel paesaggio si legano poi alla lettura diacronica insita nella stratificazione di segni e significati, nell'interpretazione dei valori, un tema che porta a ricercare alla radice le ragioni degli attuali risultati e delle compromissioni subite, ma che apre anche a considerazioni filologiche sull'impatto delle ricerche di Venturi. Senza mai scordare "l’Impegno a tendere verso l’unità difficile", la complessità e contraddizione del paesaggio vuole aprirsi a tematiche socio-culturali di grande attualità e vasta portata, che riguardano, tra le altre cose, le questioni insite nel tema dell'identità espressa nel paesaggio, il ruolo delle immagini e il valore della percezione nel mondo trasformato dal digitale, l'individuazione di elementi identitari, quasi "transizionali", del paesaggio quali ad esempio i beni culturali o antiteticamente il cibo, e in generale il bilanciamento delle relazioni fra territorio, ambiente e paesaggio insito nelle strategie, nel ruolo della rappresentazione per la "sovradiacenza" e la narrazione dei nostri luoghi quale strategia essenziale per la definizione operativa dei beni comuni.

Gli autori, nel presentare le loro ricerche, sono chiamati a trovare la loro contestualizzazione in funzione sia dei 10 punti individuati da Robert Venturi nella struttura della sua ricerca, sia di 10 ambiti della rappresentazione individuati.

Temi Rappresentativi:

I _ Disegno

II _ Rilievo

III _ Percezione

IV _ Tecniche

V _ Storia

VI _ Immagine

VII _ Modellazione

VIII _ Progetto

IX _ Codesign

X _ Strategia

Temi di Venturi:

1 - Complessità e contraddizione contro semplificazione o pittoresco

2 - Ambiguità

3 - Livelli contraddittori: il fenomeno «e-e» in architettura nel paesaggio

4 - Ancora livelli contraddittori: l’elemento a doppia funzione

5 - Adattabilità e limitazioni dell’ordine: l’elemento convenzionale

6 - Contraddizione risolta

7 - Contraddizioni evidenziate

8 - Interno ed esterno

9 - L’impegno nel tendere verso l’unità difficile

10 - Opere

Una Ar̶c̶h̶i̶t̶e̶t̶t̶u̶r̶a̶  Paesaggio non semplice: un manifesto gentile

Amo la complessità e la contraddizione in  ̶a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶t̶t̶u̶r̶a̶ nel paesaggio. Non amo l’incoerenza e l’arbitrarietà dell’ ̶a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶t̶t̶u̶r̶a̶ paesaggio incompetente, i complicati preziosismi del pittoresco o dell'espressionismo. Mi riferisco invece ad un ̶'̶a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶t̶t̶u̶r̶a̶  paesaggio complessa e contraddittoria basata sulla ricchezza e sull’ambiguità dell’esperienza contemporanea, compresa quella esperienza inerente all’arte. In ogni campo, tranne che  ̶i̶n̶ ̶a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶t̶t̶u̶r̶a̶ nel paesaggio, complessità e contraddizione sono state acquisite come principi, dalla prova di Godel dela definitiva incoerenza della matematica all'analisi di T.S. Eliot della poesia "difficile" e alla definizione di Joseph Albers della qualità paradossale della pittura.

 ̶L̶'̶a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶t̶t̶u̶r̶a̶ Il paesaggio invece è inevitabilmente complesso e contraddittorio, nella misura in cui esso include i tradizionali criteri vitruviani di firmitas, utilitas, venustas; oggi le esigenze di programma, struttura, impianti tecnici ed espressione sono differenti ed entrano in contrasto in modo imprevedibile persino in  ̶e̶d̶i̶f̶i̶c̶i̶ opere singole poste in contesti semplici. L’ampliarsi della scala e della dimensione degli interventi architettonici nella pianificazione urbana e territoriale aumenta le difficoltà. Accetto i problemi e sfrutto le incertezze, accogliendo sia la contraddizione che la complessità, sono a favore sia della vitalità che della validità.

Gli architetti non possono più permettersi di lasciarsi intimorire dal moralismo puritano del linguaggio dell'Architettura Moderna Ortodossa. Io amo gli elementi che sono ibridi piuttosto che «puri», quelli di compromesso piuttosto che quelli «puliti», contorti piuttosto che «diritti», ambigui piuttosto che «articolati», corrotti quanto anonimi, noiosi quanto «interessanti», accomodanti piuttosto che esclusivi, tradizionali quanto innovatori, incoerenti ed equivoci piuttosto che chiari e diretti. Io sono per il disordine pieno di vitalità più che per l’unità ovvia; accetto il non sequitur e proclamo dualità.

Sono per la ricchezza del significato, per la funzione implicita come per la funzione esplicita; preferisco «e-e» ad «o-o»: bianco e nero, ed a volte grigio, a bianco o nero. Un ̶'̶a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶t̶t̶u̶r̶a̶ paesaggio valido stimola molti poli di interesse e molti livelli di significato: il suo spazio ed i suoi elementi sono leggibili e fruibili contemporaneamente in molti modi allo stesso tempo.

Ma un ̶'̶a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶t̶t̶u̶r̶a̶ paesaggio basato sulla complessità e sulla contraddizione richiede un impegno speciale verso l’insieme: la sua reale validità deve essere nella sua totalità, o nelle sue implicazioni di totalità. Deve perseguire la difficile unità dell’inclusione piuttosto che la facile unità dell’esclusione. Il più non vale di meno: «More is no less».

Robert Venturi, Complexity and Contradiction in Architecture  (1977).

The call stems from the importance of the brilliant work of Robert Venturi with the aim of re-projecting it in the current cultural debate, extending it to the scale of landscape and placing it in connection with representative issues. Landscape, meant as a cultural process and a mirror of the social identity of a place, always unveils its connatural relational structure with a greater clarity. The link between signs and meanings, the dialectic between nature and artifice, the relation between narration and ideation, are only sections of a totality of links that make up the relation landscape has with the environment and the territory, three areas that can be associated with the Vitruvian triad bringing "inevitably to complexity and contradiction". In this context, representation is an interpretative tool and a place for models. In the definition, selection, abstraction and innate evocation of design, landscape finds examples that highlight a picturesque narration implicitly a harbinger of reductivism, misunderstandings and trivializations. But the same representation sometimes hides, in its different levels of reading, a much richer interpretation only veiled to those who do not enter its path, new dimension that relates to the real juxtaposing further levels of complexity and contradiction, still reinforcing the logic of the "super-adjacency" for which "the most is not worth less" (more is not less). In this dynamism, the representative processes are nevertheless seen as central cultural tools and processes to understand our places and therefore to redesign their sustainability.

Noted the implications between medium and message, the volume sets itself the ambition to re-read the contemporary challenges already opened by the great theoretician in relation to the research experiences and the connected paths of innovation inherent in the wide scope of the design. From Italy, a place that gives rise to the great American master intuitions and suggestions, we want to revive those anticipated themes, to the "dimension and scale" that since then grew "adding difficulties" to the wealth already present in the architectural scale and much wider. The aim of the publication is to bring out the transdisciplinary synthesis of a necessarily interdisciplinary approach to the theme, aimed to create new models capable to represent the complexity of a contradictory reality and to redefine the centrality of human dimension. With these openings and coordinates, the call wants to collect the multiple experiences, developed in different geographical areas, which, in their specific disciplinary, come into connection with the role of representation. Studies can report on the places as well as on the interpretation defined by the drawing. Landscape research, which includes the local and the international scale, can concern the great paradigmatic themes in their complexity and contradictions but also minor themes aimed to narrate the inclusive character of landscape, vital also as “hybrid, compromised, distorted, ambiguous, boring, conventional, accommodating, redundant, rudimentary, inconsistent, misunderstanding.” Without ever forgetting "the Commitment to strive towards difficult unity", the complexity and contradiction of landscape wants to open up to very topical socio-cultural issues. Wide-ranging, which concerns, among other things, the issues inherent the identity expressed in landscape, the role of images and the value of perception in the world transformed by digital, the identification of identity elements, almost "transitional", of the landscape as cultural goods or, antithetically, the food. In general the balancing of relations between territory and environment and the landscape inherent in strategies, in the role of representation for the "super-adjacency" and the narration of our places as an essential strategy for the operational definition of common goods.

The authors, in presenting their research, have to find their contextualization according to the 10 points identified by Robert Venturi in the structure of his research, and 10 areas of representation identified.

 

 

 

 

 

Representation topics:

I _ Drawing 

II _ Survey

III _ Perception

IV _ Technique

V _ History

VI _ Image

VII _ Modelling

VIII _ Project

IX _ Codesign

X _ Strategy

Venturi topics:

1 - Complexity and Contradiction vs. Simplification or Picturesqueness in landscape

2 - Ambiguity

3 - Contradictory Levels: The Phenomenon of "Both-And" in landscape

4 - Contradictory Levels Continued: The Double-Functioning Element

5 - Accommodation and the Limitations of Order: The Conventional Element

6 - Contradiction Adapted

7 - Contradiction Juxtaposed

8 - The Inside and the Outside

9 - The obligation Toward the Difficult Whole

10 - Works

 

A not simple  ̶A̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶c̶t̶u̶r̶e̶ ̶ Landscape: A Gentle Manifesto

I like complexity and contradiction in  ̶a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶c̶t̶u̶r̶e̶ ̶ landscape. I do not like the incoherence or arbitrariness of incompetent  ̶a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶c̶t̶u̶r̶e̶ ̶ landscape nor the precious intricacies of picturesqueness or expressionism. Instead, I speak of a complex and contradictory a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶c̶t̶u̶r̶e̶  landscape based on the richness and ambiguity of modern experience, including that experience which is inherent in art. Everywhere, except in a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶c̶t̶u̶r̶e̶ landscape, complexity and contradiction are acknowledged, from Godel's proof of ultimate inconsistency in mathematics to T.S. Eliot's analysis of "difficult" poetry and Joseph Albers 'definition of the paradoxical quality of painting.

However,  ̶a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶c̶t̶u̶r̶e̶ ̶landscape is necessarily complex and contradictory in its very inclusion of the traditional Vitruvian elements of commodity, firmness, and delight. Moreover, today the needs of program, structure, mechanical equipment and expression, even in a single  ̶b̶u̶i̶l̶d̶i̶n̶g̶s̶ ̶ opera in simple contexts, are different and conflicting in ways that were unimaginable before. The increasing dimension and scale of architecture in urban and regional planning add to the difficulties. I welcome the problems and exploit the uncertainties. By embracing contradiction as well as complexity, I aim for vitality as well as validity.

Architects can no longer afford to be intimidated by the puritanically moral language of orthodox Modern architecture landscape. I like elements which are hybrid rather than ''pure," compromising rather than "clean," distorted rather than "straightforward," ambiguous rather than "articulated," perverse as well as impersonal, boring as well as "interesting," conventional rather than "designed," accommodating rather than excluding, redundant rather than simple, vestigial as well as innovating, inconsistent and equivocal rather than direct and clear. I am for messy vitality over obvious unity. I include the non sequitur and proclaim the duality.

I am for richness of meaning rather than clarity of meaning, for the implicit function as well as the explicit function. I prefer "both-and” to "either-or," black and white, and sometimes gray, to black or white. A valid  ̶a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶c̶t̶u̶r̶e̶  landscape evokes many levels of meaning and combinations of focus: its space and its elements become readable and workable in several ways at once.

Nevertheless, an a̶r̶c̶h̶i̶t̶e̶c̶t̶u̶r̶e̶ landscape of complexity and contradiction has a special obligation toward the whole: its truth must be in its totality or its implications of totality. It must embody the difficult unity of inclusion rather than the easy unity of exclusion. «More is no less».

Robert Venturi, Complexity and Contradiction in Architecture  (1977).

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